19 Agosto 2022

L’intelligenza artificiale non è nemica: dobbiamo imparare a lavorarci insieme

L’Ia non sostituirà l’umano, trasforma la manodopera in «testadopera», libera energie e creatività. A patto d’imparare a comprenderla

«Un manifesto sull’intelligenza artificiale dovrebbe comprendere le stesse parole d’ordine che riguardano ogni oggetto: il fine non giustifica i mezzi. Inoltre, un manifesto sull’Ia dovrebbe porsi degli obiettivi pragmatici. Per esempio, dovrebbe dare indicazioni riguardo ai diritti delle macchine e ai loro doveri, che riguardano le persone. Inoltre, dovrebbe definire con precisione i confini dell’Ia». Questo testo è stato generato da una intelligenza artificiale, GPT-3, alla quale gli autori hanno chiesto cosa dovrebbe contenere un manifesto sull’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale (Ai in inglese, Ia in italiano) è la tecnologia del momento. Non c’è articolo giornalistico che non menzioni i suoi progressi, o piuttosto che non evidenzi le nostre crescenti paure di esserne spodestati. Prima di valutarne le conseguenze è il caso di introdurre alcune definizioni. L’intelligenza artificiale è una disciplina che descrive come poter rendere le macchine capaci di eseguire compiti tipici dell’intelligenza umana. Oggetto di questo manifesto è l’Ia ristretta (o “debole”), applicata oggi in campi specifici. Il manifesto non riguarda invece quella chiamata Agi, ossia l’“intelligenza artificiale generale”, forse possibile, ma che esula dal nostro orizzonte.