19 Agosto 2022

Il lato magico del Surrealismo

La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim esplora il ruolo pervasivo che la magia ha rivestito per il movimento, con gli artisti diventati alchimisti, maghi e visionari

Come per una di quelle congiunzioni astrali che erano così care ai surrealisti, cultori del pensiero magico e di tutto ciò che esula dalla dimensione razionale, in questo inizio del 2022, a quasi un secolo dalla fondazione, il surrealismo si ritrova al centro della scena internazionale: mentre Cecilia Alemani ha dato alla sua Biennale lo stesso titolo spiazzante (Il latte dei sogni) di un libro di fiabe di Leonora Carrington – la più grande delle artiste surrealiste – a Londra la Tate Modern ha in corso una mostra enciclopedica sul surrealismo, realizzata con il Metropolitan Museum of Art di New York, e da ieri, dopo i rinvii per la pandemia, la Peggy Guggenheim Collection presenta un magnifico affondo proprio sul ruolo pervasivo che la magia, in ogni sua forma, rivestì per quel movimento.

Frutto di una ricerca quasi decennale condotta dalla curatrice, Gražina Subelytė, la mostra veneziana si apre, in più, nella casa di Peggy, che dei surrealisti fu mecenate, compagna d’avventura (oltre che moglie, negli anni 40, di Max Ernst) e che, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, ne aiutò più d’uno (André Breton in testa) a mettersi in salvo negli Stati Uniti. Senza contare che dal 1942, a New York, con la sua galleria-museo Art of This Century avrebbe impollinato la nuova arte americana con le opere dell’avanguardia europea, che lei presentava in mostre temporanee e, più ancora, nelle sale destinate alla collezione privata, dove esponeva le sue splendide opere astratte e surrealiste.